Traduzione intervista Beatriz Preciado pubblicata su“parole de queer” #4, dic2009-gen2010.
note: nel testo si declina al maschile ed al femminile anche quando Beatriz non lo fa, risultato stilisticamente noioso ma politicamente gustoso. Si pubblica con errori e dubbi sulla traduzione, in attesa di contributi chiarificatori! Si fa quel che si può! Inoltre inseriamo link e/o commenti a piacere nostro. E anche corsivi e grassetti sono nostri.
Nel 2003 hai organizzato la prima “Maratona Postporno alMacba. Che significa postporno?
In realtà, il termine postporno fu inventato dall’artista olandese Wink van Kempen negli anni 80 per denominare un insieme di fotografie di contenuto apparentemente esplicito, (cioè con rappresentazione di genitali in primo piano) ma il cui obiettivo non era masturbatorio, bensì paraodico e critico. Ma fu l’artista ed attrice porno americanaAnnie Sprinklequella che diede al termine una dimensione culturale e politica più ampia, quando l’utilizzò per presentare il suo spettacolo “l’annuncio pubblico del collo dell’utero”, nel quale invitava le/gli spettatrici/ori a esplorare l’interno della sua vagina con l’aiuto di uno speculum ginecologico. Ironizzando nello stesso tempo con i codici visuali della medicina e della pornografia tradizionale, Sprinkle avverte le/i visitatrici/ori del suo utero: “volete vedere sempre di più, avvicinatevi, guardate quello che vedete è in realtà il sesso.” L’unica cosa che vedranno gli insaziabili visitatori/trici, con l’aiuto di una torcia, sarà un canale rosato e il riflesso scintillante della luce sul fondo dell’utero. In questo modo , Sprinkle, riduce all’assurdo l’imperativo della massima visibilità del sesso femminile imposto dalla pornografia “tradizionale”. Sprinkle ci insegna che la pornografia produce la verità del sesso che pretende di rappresentare: si tratta di un genere cinematografico di finzione fatto di codici, convenzioni, rappresentazioni normative….la cui narrazione dominante è costruita per soddisfare lo sguardo “maschile” eterosessuale. Sprinkle ci chiede: « Quale è il corpo rappresentato dalla pornografia?»
Perchè e per chi appare come eccitante? Quali sono i limiti della rappresentazione pornografica? Cos’è che, quando rappresentato, impedisce l’eccitazione?
Per me la nozione di postporno della Sprinkle serve per dare un nome a un insieme di iniziative di critica alla pornografia dominante che, lontane dal rinunciare alla rappresentazione della sessualità, puntano sulla produzione di rappresentazioni dissidenti. Pensai alla “maratona postporno” perchè avvertivo la mancanza di iniziative critiche e politiche intorno alla rappresentazione della sessualità e avevo l’impressione che in spagna , avessimo bisogno di più giorni e notti per iniziare un dibattito. La mia sorpresa fu di arrivare a Barcellona e trovare che nonostante l’apparente silenzio critico, c’era un gruppo di attiviste/i/* superappassionate/i/* [“supercañero” , che si può tradurre anche con “super infoiate/i/*” ,-agguerrite, -coinvolte. -infervorate] che stavano facendo già postporno benché non l’avessero chiamato ancora di questo modo.
Ma perchè è politicamente importante la pornografia?
Quale altra macchina [dispositivo] politico conosci che ha lo stesso potere di produrre piacere? La pornografia è una potente tecnologia di produzione di generi e sessualità. Per dirlo rapidamente: la pornografia dominante sta all’eterosessualità come la pubblicità alla cultura del consumo di massa: è un linguaggio che crea e normalizza i modelli di mascolinità e femminilità, generando scenari utopici scritti per soddisfare l’occhio maschile eterosessuale. Questo è, in definitiva, il compito della pornografia dominante : fabbricare soggetti sessuali docili …facendo credere che il piacere sessuale “è quello”. Per questo non è strano che il movimento postporno appaia precisamente in un momento di intensa politicizzazzione del corpo e del piacere, alla fine degli anni ’80, nel c0ntesto della crisi delSIDA (AIDS) , che accompagnata da una forte recrudescenza di omofobia ed il rinforzamento di nuove misure statali di controllo e regolazione della sessualità: criminalizzazione e pauperizzazione del lavoro sessuale, “pulizia” delle città, riprivatizzazione delle immagini pornografiche… La guerriglia postporno nasce come una reazione a fronte di queste nuove forme di controllo.
Fino ad ora pensavamo che il femminismo è fondamentalmente antipornografico …. Possono lavorare insieme femminismo e pornografia ?
Il femminismo degli anni ’80 fu il primo movimento politico che fece una lucida diagnosi del potere di questo apparato iconografico porno per produrre e controllare le identità sessuali, ma quando arrivò il momento di prendere una decisione rispetto alla gestione di quel potere, ci fu una frattura in due strategie[/prospettive] divergenti: da una parte, il femminismo “abolizionista”, promosso da autrici comeCatherine MacKinnon e Andrea Dworkin, in linea con la donna eterosessuale bianca casta e di classe media, chiede allo Stato (paradossalmente allo stesso Stato che critica come patriarcale) che protegga le donne della violenza del linguaggio pornografico facendo uso della censura e della repressione per controllare la rappresentazione. Conosciamo le conseguenze disastrose di questo movimento abolizionista antiporno sopratutto in Canada dove si implementarono [realizzarono] legalmente: finirono per censurare tutte le rappresentazioni lesbiche sadomasochiste come esempi di “violenza estrema”, mentre le rappresentazioni etero dominanti continuarono a circolare senza problema. Di fronte a questo femminismo abolizionista, appare la strategia politica del femminismo “pro-sesso” e postporno, organizzata inizialmente da collettivi come COYOTE (Call Off Your Old Tired Ethics) e PONY (Prostitutes of New York), con la partecipazione di lavoratrici sessuali, lesbiche ed attrici porno come Annie Sprinkle , Veronica Vera, Scarlot Harlot o Diane Torr. Qui non si tratta di chiedere aiuto allo “Stato-Papà-Censore” ma di riappropiarsi delle tecnologie di produzione di rappresentazione sessuale e del piacere. Il femminismo “postporno” rivendica la rappresentazione pornografica come un spazio di azione politica attraverso il quale le donne e le minoranze sessuali possono ridefinire i propri corpi ed inventare nuove forme di produzione del piacere che resistano alla normalizzazione della pornografia dominante. Si stabilisce così un’alleanza tra i gruppi di lotta contro l’AIDS come ACT UP, i movimenti queer, transessuali e transgender di critica e resistenza alla norma eterosessuale ed i movimenti delle lavoratrici/ori sessuali, dell’industria pornografica, che militano per il riconoscimento dei propri diritti salariali ed il miglioramento delle condizioni di lavoro.
Il postporno è sempre minoritario?
Il movimento postPorno è il processo di divenire soggetto di quei corpi che fino ad ora avevano potuto essere solo oggetti abietti della rappresentazione pornografica: le donne, le minoranze sessuali, i corpi non-bianchi, le persone transessuali, intersessuali e transgender, i corpi deformi o handicappati [diversamente abili]. È un processo di empowerment e di riappropriazione della rappresentazione sessuale. Non che questi corpi non fossero rappresentati: erano in realtà il centro della representazione pornografica dominante, ma dal punto di vista dello sguardo maschile eterosessuale. Fino ad ora sono stati solo utili per riaffermare la posizione di dominazione culturale e politica del piacere maschile eterosessuale. A partire da ora, le donne e le minoranze si riappropriano del dispositivo pornografico e delle sue tecnologie di produzione di rappresentazioni e del piacere per mettere in discussione lo sguardo dominante. Così nascono pornografie subalterne che mettono in questione i modelli tradizionali di mascolinità, femminilità, con/ma [pero] le rappresentazioni della “razza”, della sessualità, del corpo “abile” e handicappato. Questo processo dà luogo ad una serie di produzioni pornografiche dissidenti: negli ’80, per esempio, sorge negli Stati Uniti la rivista porno-lesbica “On Our Backs”, centro delle critiche del femminismo abolizionista eterosessuale, nella quale si pubblicano le prime fotografie della cultura BDSM, Butch-Femme e Drag King di Del la Grace Volcano. Si montano anche in quell’epoca le prime produzioni di porno femminista e lesbico indipendenti come quella di Candida Royalle, Fatale Video 0 Blue Productions alle quale bisognerà apporre il “bollo SIR”[a las que habrá que añadir el sello SIR] nella prima decade del secolo XXI. Emerge quindi una pornografia queer, sperimentale autoprodotta ed autodistribuita tra i cui autori emergono Annie Sprinkle, Maria Beatty, Bruce LaBruce, Shu Legga Cheang o più recentemente il “LoveArtLab” formato da Sprinkle e Stephens, Emilie Jouvet, Maria Llopis…A queste nuove produzioni bisogna aggiungere il lavoro di quelle/i/* che potremmo denominare “artiviste/i/*” postporno per le/i/* quali l’uso del corpo e della sessualità nello spazio pubblico è una forma di azione politica, come per “PostOp”, “GoFistFoundation”, Medeak o Dianapornoterrorista.
Non è il postPorno troppo chic , troppo artistico? Perchè questa rivendicazione artistica delle/gli/* post-pornografe/i/*?
L’arte non è elitaria bensì fondamentalmente corporale e politica. Non è che il postporno rivendichi l’arte di fronte alla pornografia, bensì piuttosto entrambi, arte e postporno, sono spazi di sperimentazione, di critica e di investigazione, per coloro che lavorano con la materialità del segno, con l’immagine ed il suono e con la capacità di creare affetti , di produrre piacere ed identità. Inoltre, il postporno come l’arte, si distanzia dalla pornografia tradizionale nel rinunciare, in molti casi, alla sua spinta masturbatoria. Non si tratta tanto di attivare il meccanismo di produzione di piacere quanto di interrogarlo, discuterlo. Possiamo pensare ad una genealogia postporno estesa che potrebbe partire dai film di Andy Warhol, per esempio quando in “Blow job” (Mamada) filma unicamente un viso orgasmico [?] di un ragazzo spostando la camera dell’ “obiettivo” pornografico [filma unicamente un rostro orgasmico de un chico desplazando la camera del "objetivo" pornografico] , o in “Un chant d’amour” di Jean Genet nel quale rappresenta l’amore omosessuale in prigione, nei film di Jack Smith, nella performance di “Così fan tutti” fino ai lavori contemporanei di “LoveArtLab” di Sprinkle e Stephens, o Bruce La Bruce e Shu Lea Cheang.
I tuoi film postPorno preferiti?
La lista sarebbe molto lunga. “Herstory of porn” di Annie Sprinkle è un classico assoluto: è l’abecedario del postPorno. Però per parlare della produzione recente, senza dubbio, tuttavia in una prima edizione, quello che ho visto dei materiali che Shu Lea Cheang ha registrato con il gruppo di artiste/i/* e attiviste/i/* di Barcellona all’Hangar, promette un massimo di eccitazione dissidente.
NOTE:
1- Wink van Kempen Usò il termine “post porn modernist” (title for his art exhibit in Rotterdam, Porn Modernism, 1986) per descrivere « un certo tipo di materiale sessualmente esplicito più ragionato [thoughtful], creativo ed artistico del resto» . Fonte: Colin Manchester, O B S C E N I T Y P O R N OG RA P H Y & AR T“ http://www.law.unimelb.edu.au/cmcl/malr/421.pdf